venerdì 31 luglio 2009

Voce



Piove
in una sera di maggio.
PIOVE.
Pioggia che non bagna.
Nel silenzio
come un eco
un suono metallico
SQUILLA.
Pronto...
la tua voce,
il tuo respiro
oscurano la pioggia,
riempiono il mio corpo
NUDO.

Come un bimbo
che succhia il latte
dalla mammella
mi nutro delle tue parole.
VOCE,
la tua voce
e` un suono che vola basso,
che mi penetra e mi colora.
Cerco di afferrare ogni nota
e farla mia, almeno per un istante,
forse per sempre.
VOGLIO,
voglio sentire
il tuo piacere.
Voglio dipingere
sulle pareti smorfie e sorrisi
che adesso non posso vedere.

E se mi suda
il CUORE.
E se mi vibrano
le gambe.
E se mi dimentico
pensieri e sospiri
che tanto hanno atteso
per sbocciare
e’ solo perche`
sono in una
spiaggia dove
non battono
le ONDE,
e` solo perche`
sono un uomo.
Solo un
UOMO.

Nel silenzio
ritorno.
La tua voce
e` ancora dentro di me.
VOCE,
voce lontana
che si spegne nella pioggia,
che dorme nella notte
cullata dal rimpianto
di aver strozzato in gola
quella parola.
AMORE.

venerdì 17 luglio 2009

Sinistri


Era il silenzio.
Polvere, tabacco e grida.
Il tuo giardino,
la tua erbe, la tua terra, le tue radici.
Il tuo volto sereno,
i tuoi jeans dietro un velo,
nella tua barca di legno,
in un mare spalmato nel verde.
Ricordi confusi, rabbia e dolore.
Paura.
E poi domani…
Cerco le barche in rada,
le vele, un onda di vento,
un mare piatto e la sottile linea
che divide il cielo e il mare,
come una bocca chiusa, la tua.
Sarà il silenzio.

13/07/2008 A Dino

lunedì 29 giugno 2009

Parcheggio


L’estate è iniziata e la versilia è stata invasa da quelli che chiamiamo bagnanti o villeggianti, i soliti lucchesi, fiorentini, pistoiesi e pratesi; quest’ultimi spesso riconoscibili dall’inguardabile sandalo con calzino bianco. Nel fine settimana la spiaggia sembra un puzzle di Mordillo e il problema del parcheggio è un vero e proprio incubo. Domenica la darsena era invasa da biciclette, scooter, moto e macchine, parcheggiate in tripla fila, sui marciapiedi, sugli alberi e sulla pista ciclabile, alla faccia di chi come me si becca la multa quando c’è il lavaggio della strada e non trovando posto è costretto a parcheggiare alla cazzo. Per fortuna di luglio e agosto il lavaggio è sospeso, ma resta il problema del parcheggio e non solo nel fine settimana. Io abito in una via centrale di Viareggio e quando arrivo la sera dal lavoro trovare un parcheggio decente è impossibile. Dopo il tipico quarto d’ora passato a girare come la merda nei tubi, parcheggio nei soliti posti dove so che non mi fanno la multa, fottendomene del fiorentino di turno che puntualmente si affaccia alla porta per dire che sono troppo sul marciapiede e non ci passa con la bicicletta. Quando scendo dalla macchina e sento “icchè tu fai?” rispondo: “spiribindi”, aspettando l’inevitabile “è” per dire “puppa” e proseguire per la mia strada senza voltarmi indietro. Tipicamente il fine settimana giro in bici. Capita però di dover prendere l’auto, parcheggiata a fatica vicino casa il venerdì sera, per poi lasciarla a qualche km poche ore dopo, al rientro da una cena. Sabato quando sono rientrato c’era solo un posto sull’angolo della strada, ma memore di quanto accaduto l’anno prima, ho evitato. L’anno scorso, infatti, al rientro da una cena prendo la bimba e la porto a letto, mentre mia moglie parcheggia l'auto. “Dove hai parcheggiato?” chiedo. “E’ parcheggiata un po’ male, ma è qui vicina”. La mattina dopo esco con la bimba, faccio due passi e all’angolo, dall'altra parte della strada, vedo un anziano che inveisce contro il nulla. Aveva uno di quei carrelli a due ruote per aiutarsi a camminare, avendo evidenti problemi di deambulazione. Il vecchio era davanti ad una macchina parcheggiata sull’angolo, che gli ostruiva il passaggio; lo guardavo e mentre aveva iniziato a sbattere il suo carrello contro la macchina, realizzo che quella era la mia macchina. Mi tornano in mente le parole della sera prima “è parcheggiata un po’ male…” . Prendo Giulia e gli dico: “aspettami qui, non ti muovere”. Attraverso la strada di corsa, bestemmio, mentre il vecchio si stava avventando sul tergicristallo. Arrivo di corsa e afferro il tergicristallo sperando di salvarlo. Era troppo tardi. Un attimo dopo mi trovo il tergicristallo in mano conteso dal vecchio che schiumava rabbia. “Che cazzo fai” gli grido. ”Guarda come ha parcheggiato questo coglione” mi risponde. “Questo coglione sono io” replico incazzato e impotente. Mi prendo il tergicristallo, lo mando a cagare e gli sposto la macchina. Torno da Giulia che affatto spaventata e piuttosto incuriosita, storcendo la testa mi chiede: “cosa aveva quel signore?” la guardo sorridendo e rispondo: “chiedilo a quel genio della mamma".

venerdì 26 giugno 2009

Il senso della vita


Io non sono religioso e il mio essere agnostico non mi aiuta a capire cosa sia questa cosa oscura che chiamiamo vivere. Il senso della vita e’ un argomento di cui si potrebbe parlare all’infinito, senza trovare una risposta. Saro’ banale, ma credo che il senso della vita stia nei piccoli gesti quotidiani che fai per un amico, per tua madre o tuo padre. Sta nelle carezze ad un figlio o ad un cane. Sta nello sguardo assente di tua nonna. Sta nelle fusa di un gatto e nel ruggito del leone. Sta nelle onde del mare e tra le gambe delle donne. Sta nel dare una mano, quando te la chiedono. Sta in un sorriso e in un gesto d’assenso. Sta nel breve spazio che separa il ti amo da un bacio. Sta in un piatto di pasta e in un bicchiere di vino in compagnia. Sta nel perdono e nell’odio. Sta nel dire quello che pensi, ma anche nel silenzio. Sta nel saper aiutare gli altri, ma soprattutto sta nel rispetto degli altri e di te stesso. Ecco io non sempre ho avuto rispetto di me stesso, ma sono convinto che, anche se ho 40 anni, posso essere migliore.
Penso anche che il senso della vita è dare la vita. Questo può essere fare un figlio, ma anche dedicarsi interamente ad una persona, saperla amare davvero. Un altro modo di donare la vita è donare gli organi. E’ una cosa a cui penso spesso. Ma sono mezzo cecato e niente cornee, fumo e bevo, quindi niente polmoni e fegato, lo stomaco e’ quello che e’, per non parlare del reni o della milza. Quindi alla fine mi dico: che cazzo dono? Ecco potrei donare giusto quello.

lunedì 22 giugno 2009

1993 (2)


Cix

L’ho visto entrare
nell’atmosfera e incendiarsi.
Ancora rovente planare,
sedersi e accendermi
con lo sguardo.
Le sue espressioni trionfo delle mani,
diesis sul fa gli occhi e le parole.
Cix era il suo nome,
e apparve dal nulla in un giorno di sole,
quando il bosco era un giardino.
Nessuna paura, nessun dolore,
quando getto' la maschera
e si fece accoltellare.


Senza rimorso

Appeso per le braccia,
guardo i sogni galleggiare
nell’aria fredda di dicembre.
Stringo i lacci e guardo fuori.
Vedo mia madre
tornare stanca dal lavoro;
dietro il vetro, sotto le coperte,
non ho sentito dolore.

12/02/1993



Lesione cerebrale

Un cono di luce,
di luce di fuoco.
Sento elettroni e vetri
colpirmi violentemente.
Sangue.
Il buio senza riflessi.
Bocca asciutta,
mani e orecchie calde.
Sogno il fiasco
e la sua forma così geniale.
Mi sveglia uno sparo,
uno sparo di luce:
buongiorno dottore.

12/02/1993



40 Hogarth road

Solo ora che le distanze
diventano infinite,
vergogna non provo
dei sentimenti che la mente cova.
Ora che sento fragili i capelli,
lunghi come la strada
che beffarda ci divide.
Ora che novembre
è di nuovo arrivato
e noi abbiamo perso
l’inizio e la fine.
Ora che cerco 40 Hogarth road,
su una carina di Londra,
e guardo le selle, l’unica cosa
che abbiamo da spartire.

14/12/1993



Sogno nero fuxia

Non ti ricordavo così bionda.
“Che buono questo caffè”.
Sai, forse abbiamo sbagliato.
“Cosa facciamo stasera?”
Non credevo di trovare miele
nel pozzo di creta.
Forse non abbiamo sbagliato niente.
Ti ricordi quando mi dipingevo
La faccia di bianco e blu
sfumando la cornice?
“Il soffitto mi piace verde”.
Ho iniziato a colorare i sogni,
l’ultimo era nero e fuxia.
“Ho voglia di fare l’amore”.

14/04/1993



Fiori blu


Continua il deserto dietro le dune.
Fuggono nel nulla le nostre paure.
Cammino, corro in cerca di fiori blu.

20/02/1993




Ognuno

Ognuno travolto da sguardi
tarda a reagire.
Ognuno continua da solo
nel proprio dovere.
Ognuno è uno
sempre e comunque.

13/1071993



Sporgenze

Son qua con la mia pelle
ad ascoltare le voci
che ho scelto.
Son qua con le sporgenze
che mi ritrovo.

27/03/93

giovedì 18 giugno 2009

Cronaca di una morte annunciata


Ecco un'altra email che doveva essere pubblicata su questo blog. Era un sabato di qualche anno fa, ricordo che nel tardo pomeriggio avevamo fatto l'asta della Troy Cup al bar del mercato dei fiori. La sera c'era il rione Darsena dove Stanley ci regalo' una grande prestazione, magistralmente raccontata nella email sottostante dal Merlo.


Solo i fatti. Illustreremo solo i fatti. Il nostro era già in grande forma al suo arrivo al CRO.
Stato alcolico interessante, di gran lunga. L'aspetto non era dei migliori, turbante e gota rossa dipinta, ma questo è "as usual".Ha continuato a bere cubalibre...neanche accorgendosi di cosa beveva, si presume. E' finito in terra diverse volte, ma questo fa parte del divertimento alcoolico.
Veniamo a noi. Verso l'una e mezza, mi offro di accompagnarlo a vomitare.
Andiamo dietro la Pesa, e mentre si infila le dita in gola tre o quattro tipi lo riconoscono: cominciano a fotografarlo gottante, al che lui, espletata l'opera, inizia uno sputo selvaggio verso di loro, almeno 8/9 torcini ben lanciati. Passato il quarto d'ora di "sto meglio, ora", comincia a stressare di voler essere accompagnato a casa. Ride, casca, implora e si incazza.
Mentre insiste violentemente, lollo è chiamato da una tipa.Ci si mette a parlare. Il nostro, per farsi portar via (il boy aveva la macchina), aggredisce lollo mordendolo a un braccio. Riesco a separarlo, lascio lollo al solito fraseggio a centrocampo e mi avvio col nostro sottobraccio verso la di lui macchina,posizionata dice, al mercato dei fiori. Evidentemente era a quello della frutta. Lo trascino dal CRO a Scintilla, un peso morto, biascicava due concetti:"che figura, qui faccio il colloquio a tutti" , "se mi porti della topa, la trombo". Arrivati finalmente alla twingo, gli chiedo le chiavi per poterla guidare.Non mi risponde, e ricomincia a vomitare. Un tipo vestito da biancaneve ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Fatta anche 'sta gottata, e pulitosi come sempre al vestito, mi dice di frugare nei calzini. Le chiavi erano lì.Lo carico in macchina, di peso, mi metto alla guida e infilo la chiave: la macchina non parte. Provo molte volte, sembra ingolfata.
Il nostro mi infama continuamente..."portami a casa, portami a casa...".Provo a chiamare lollo, ma il centrocampista non ha portato il telefono. Tattica zero.Bene, mi prendo il nostro sottobraccio e lo porto, via ponte di Pisa, a casa mia.
Un viaggio lunghissimo. IL nostro è peso, e non stava proprio in piedi. Nel tragitto vomita altre due volte. Arrivati finalmente a casa, lo piazzo sulla smart. Sarà la macchina fighetta, ma appena montato gli vieneun altro conato. Lo spingo fuori e rivomita.
Infine lo accompagno al Norge ("dove è prima dello zara o dopo?" "boh...").Apro la porta, si butta sul letto e me ne vado.

martedì 16 giugno 2009

Arselle


Questo fine settimana mi sono fatto una due giorni di mare sulla solita spiaggia che frequento da sempre e come sempre mi sono preso la prima tranvata di sole. Domenica mattina arrivo al mare, poso alcune cose in cabina, saluto mio cognato che insegue i suoi figli che non si vogliono spogliare e vedo un costume pronto per essere indossato. Mi metto il costume, vado al bar, prendo il caffè e raggiungo mia moglie e mia figlia all’ombrellone, mentre mio cognato litiga con il proprietario del bagno. Più tardi vedo arrivare mio cognato con un costume a castraggio lento; sarà stato almeno un paio di taglie al di sotto della sua. Gli chiedo cos’era successo. “Ho dovuto mettere questo costume perché hanno rubato il mio, l’avevo lasciato davanti alla cabina e non ce l’ho più trovato, quando l’ho detto al proprietario del bagno mi ha fatto arrabbiare, perché diceva che era impossibile... a proposito, hai il costume uguale al mio”. Mi ero messo il suo costume. “Scusa, ma è un boxer nero come il mio e pensavo che me lo avesse preparato Roberta”. “E perché avrei dovuto prepararti il costume?” Interviene mia moglie. Già perché avrebbe dovuto? Comunque mi sono tenuto il costume alla faccia delle palle di mio cognato. Però pensando a una teoria di una mia collega, visto il caldo che faceva e la tenuta stretta, quella sera mio cognato avrebbe potuto trombare senza problemi d’inseminazione.
Ho passato gran parte del tempo a fare il bagno con mia figlia. Abbiamo fatto le arselle con mani. Era incredibile, bastava mettere la mano nella sabbia per trovarle, per la gioia di mia figlia. Le arselle a Viareggio si chiamano anche nicchi, da cui deriva la nicchia, uno dei tanti modi di chiamare la topa. Tra un’arsella e l’altra notavo come erano cambiate le mode negli anni, ma la movida che caratterizza la spiaggia fosse sempre uguale a se stessa.
Le classiche icone da spiaggia, erano le solite di sempre. La sfilata di quelle donne gìà con un’abbronzatura invidiabile a marzo. La tettona che gioca a racchetoni sulla battigia e il bimbo che muove la testa seguendo la palla, mentre il padre, con la testa rigida, non stacca gli occhi dalle tette, magari pensando ad un altro genere di… rocchettone. La coppia di palestrati, di solito sono in coppia come i carabinieri, che fa su e in giù almeno 20 volte, muovendosi in modo da evidenziare, addominali, dorsali, bicipiti, tricipiti e pettorali esenti pelo, guardandosi intorno cercando consensi. Il coglione, tipicamente pistoiese, che arriva di corsa e si tuffa in mare, rischiando di travolgere un altro coglione che fa i nicchi con le mani. Il timido, bianco come un cadavere, che invece impiega 40 minuti prima di tuffarsi bagnandosi prima ripetutamente polsi, tempie e pancia. Lo splendido che palleggia, quello che fa le parole crociate e culi e tette come la sabbia. In quel flusso continuo di onde e curve sinuose, è arrivato puntuale quell’istante che non ha età, dove l’essere uomo prevale su tutto e vedi solo la fica. In quel frangente che fugge via veloce, come un albanese inseguito da un leghista, vorresti trombarle tutte, senza remore sulle chiappe mosce o i polpacci alla Materazzi, sulla cellulite o sui peli sulle ascelle.
La sera ero cotto come un befanino e alle nove sono crollato insieme a mia figlia. Prima di addormentarmi il mio pensiero è tornato alla spiaggia uguale a quella di più di vent’anni fa, quando su quella spiaggia facevo il bagnino. La sera rastrellavo la spiaggia e poi andavo a ballare e la mattina alle sette ero di nuovo in spiaggia, magari con gli occhiali da sole per legittima difesa, pronto ad accogliere le ragazze sotto l’ombrellone.
Alla fine mi sono addormentato cosciente che l’unica cosa che era cambiata ero io, che raccoglievo i nicchi sulla sabbia invece della nicchia sotto l’ombrellone.